Elisabetta e Olga Chiappini «In dono la nostra casa alle donne vittime di soprusi»
di Tiziana Pisati
La scelta delle sorelle che hanno deciso di aiutare madri in difficoltà creando un condominio solidale in un edificio avuto in eredità: si trova a Ziano, nel Piacentino, ed è dedicato a Alba, vittima di soprusi. Nell’ultimo anno i centri antiviolenza emiliano-romagnoli hanno ricevuto 5 mila richieste di aiuto
25 giu 2025
Due sorelle, un palazzo di famiglia sul colle di Ziano piacentino e un’idea: «Offrire una casa a donne e madri vittime di soprusi o che comunque stanno vivendo situazioni di necessità perché, per qualche motivo, si sono ritrovate sole con i bambini, senza un tetto né un lavoro». Un atto di sorellanza impegnativo che per Elisabetta e Olga Chiappini - entomologa per anni docente in Cattolica la prima, imprenditrice plurilaureata la seconda - ha significato ristrutturare un edificio ereditato, di tre piani, per un totale di 1100 metri quadrati.
Nel piacentino
Siamo nel cuore della Val Tidone, sul confine con l’Oltrepò Pavese: grazie al gesto generoso delle altre due sorelle, di quattro cugine e di un cugino, che hanno ceduto loro le proprie quote, hanno potuto disporre dell’intero immobile e dare vita al progetto ricavandovi dieci unità abitative con ampi spazi comuni e un ettaro di verde. Intanto che i lavori procedevano hanno intrecciato rapporti con istituzioni e associazioni del territorio e creato una rete di solidarietà coinvolgendo persone, banche, fondazioni, imprese locali.
Elisabetta Chiappini mostra stanze e spazi comuni del neonato condominio solidale: «La biblioteca, il living, l’aula-computer per corsi di formazione, e tanto verde intorno destinato a orti comuni a disposizione delle abitanti della casa e del paese per coltivare fiori, ortaggi e frutta rafforzando così i legami con la comunità e favorendo il contatto con la natura. E ci sarà un’area gioco bimbi».
Gli spazi comuni
Non finisce qui: «I laboratori per attività produttive consentiranno alle ospiti di lavorare e percepire un minimo reddito. Prevediamo attività di cucito, falegnameria o ceramica o gioielleria, pensiamo alla lavorazione della lana... Questo non sarà solo un luogo di accoglienza nelle emergenze, ma anche rifugio sicuro dove le ospiti avranno il tempo di recuperare la propria dignità, sicurezza e speranza nel futuro. Dovranno affrontare problemi non da poco, dalla ricerca di un lavoro a quella di un alloggio definitivo, ma le metteremo in condizione di poter migliorare e ampliare competenze, autostima e autodeterminazione». Perché tutto questo? «Sentivamo la necessità di restituire tutto ciò che di buono abbiamo ricevuto dalla vita, apprezzandone il valore anche nelle cose semplici». E il pensiero di gratitudine «per come ci hanno cresciute» va ai genitori Giulia e Umberto a cui è intitolata la Fondazione che gestisce l’operazione.
Intitolato a una giovane vittima
Al palazzo è stato dato il nome Casa Alba, che oltre a far sperare nelle promesse di un nuovo giorno, ricorda una giovane donna vittima di soprusi. Una fra le numerose: più di 5000 che hanno chiesto aiuto nell’ultimo anno ai centri antiviolenza emiliano-romagnoli. Circa 400 nel Piacentino: «Nel giugno scorso – rileva Donatella Scardi, presidente del Centro di Piacenza “La città delle donne” – abbiamo avuto un picco di una chiamata al giorno». Quelle a più alto rischio vengono orientate in percorsi che necessitano di un’ospitalità protetta: «Disponiamo di 17 posti e se ce ne fossero altrettanti non basterebbero comunque mai. Il tempo minimo di permanenza previsto è di sei mesi. Poi si apre il problema della soluzione abitativa, enorme per chi, in maggioranza straniere e con figli, non ha una rete parentale che le possa accogliere. Casa Alba rappresenta una grande opportunità, direi essenziale». Maria, nome di fantasia, è stata la prima inquilina. L’attende un confortevole bilocale in cui entra con progetti e speranze: «Un posto dove poter semplicemente essere libera e me stessa senza sentirmi giudicata. Il pensiero che ci siano altre donne come me, che hanno vissuto quel che ho vissuto io, che stanno affrontando i miei stessi problemi, mi rassicura, perché non sarò sola. Potermi confrontare con loro, forse mi aiuterà a capire che raggiungere di nuovo la serenità è possibile, ne ho bisogno».
Libertà 17 maggio 2025